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Ciao Elisa,
Innanzitutto come stai? Perché ora come ora stai a pezzi, quindi spero che le cose siano migliorate un po'. Stai ancora con Marco? Hai combinato un bel casino e francamente non so bene come sia possibile tornare indietro da una cosa del genere. E poi, sinceramente, non so nemmeno se rimetterci insieme sia la scelta più giusta. Come va con gli esami? Stai scrivendo la tesi? Spero di sì. Ormai siamo agli sgoccioli. In questo momento ho una bella gatta da pelare, incaso non ti ricordassi sono in quella famosa situazione con tutta la storia della chat. Vorrei parlare con Darja, che sia la scelta giusta? In ogni caso non ha così tanto valore, a prescindere quelle persone entro un mese non le rivedrò mai più in tutta la mia vita, però mi darebbe pace sapere di aver sistemato almeno un minimo, o comunque sapere la verità e prenderne atto. Vorrei se non altro capire, anche se forse non servirà a nulla, anzi, di sicuro.
Era da tanto che pensavo di fare questa cosa della lettera, però mi sono decisa solo ora, forse perché ho toccato il fondo del barile, quindi a questo punto si può solo salire, immagino. O almeno spero. Spero di rileggere questa lettera con il sorriso e con la consapevolezza di aver risolto e di essere finalmente in pace.
Ho spesso avuto l'impressione che da quanto sia morta Carlotta la mia vita sia andata totalmente a fanculo. Ma in fondo forse sto solo cercando un pattern, la verità è la mia vita è sempre stato un altalenarsi di alti e bassi. Alla fine sei andata dallo psicologo? Lo inserisco tra i miei obiettivi 2026, anche se alla fine io a questa roba dei buoni propositi non ci credo più di tanto. Però penso sinceramente che aiuterebbe, anche perché è da anni che me lo dico e alla fine non lo faccio mai davvero.
Ok, ci sto mettendo più del previsto a scrivere questa lettera. Comunque all'inizio volevo mandarla alla me fra un anno, o addirittura di più, però poi ho pensato che con tutti i casini che mi sono successi e che ho combinato bastano anche solo 6 mesi per fare una bella differenza. Non so bene che altro aggiungere. Qui è tutto una merda però io sono abbastanza speranzosa. Ho passato così tanto tempo a stare di merda che ormai accolgo lo sconforto come un vecchio amico, mi sembra di tornare alla mia forma base. A pensarci bene io ho sempre visto la mia vita come decente ma frammentata da sparuti momenti di tristezza, ma in fondo è il contrario. E' solo che quando sto bene inizio a crederci un po' troppo, mi abituo alla spensieratezza e alla sensazione che tutto stia andando in discesa. Così quando tutto va a catafascio di nuovo mi faccio sorprendere, mi sento spaesata. Ma la verità è che io non sono fatta per essere felice, c'è qualcosa di fondamentalmente storto dentro di me. Per questo quando sto bene ho bisogno di autodistruggermi, perché alla fine non ci credo nemmeno io. Penso di meritarmelo, lo voglio, ma non lo sento mio questo stato di leggerezza, sono completa solo quando vado a fondo, quando ho i crampi al petto, quando non sento più niente. Il mio corpo è come un guscio morto, come quella poesia di Baudelaire. Te la lascio qui in caso volessi rileggerla.
Spleen – LXXVI
Ho dentro più ricordi che se avessi mill’anni.
Un gran mobile ingombro di verbali e romanze,
letterine d’amore, bilanci, poesie,
di grevi ciocche avvolte in ricevute,
non nasconde i segreti che nasconde
il mio triste cervello. È una cripta, una piramide
immensa, con più morti della fossa comune…
– Eccomi: un cimitero che la luna aborrisce
e dove lunghi vermi vanno, come rimorsi,
senza posa all’assalto dei morti che ho più cari;
un salotto decrepito, gremito
d’oggetti fuori moda fra le rose appassite,
i pastelli lagnosi e i pallidi Boucher
che profumano, soli, come boccette aperte.
Niente uguaglia in lunghezza quei giorni zoppicanti
che sotto i fiocchi grevi delle annate di neve
la noia, triste frutto dell’incuriosità,
prende misura d’immortalità.
– E tu ormai non sei altro, materia della vita!
che un granito assediato da un labile terrore,
immerso nella bruma d’un Sahara profondo;
vecchia sfinge obliata dal mondo indifferente
e che le mappe ignorano e soltanto
ai raggi del tramonto ferocemente canta!
Eccola qui.
Direi che adesso la lettera si sta dilungando un po' troppo, è ora di chiuderla.
Ti auguro tante belle e cose e spero di prendere le scelte giuste in questi prossimi sei mesi. Voglio che la me del futuro ritrovi questa lettera mentre sta bene, con la vita che sorride e penso proprio che sia una mia responsabilità far sì che sia così.
Tra l'altro sarebbe carino mantenere questa cosa come una sorta di tradizione, quindi ricordati di scrivere un'altra lettera dopo aver scritto questa.
A presto,
La te di sei mesi fa.
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