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letters
Dear FutureMe,
Sono sempre io. O tu sei sempre me. Quando riceverai questa lettera avrai 25 anni, sulla strada dei 26. Non so precisamente cosa staremo facendo, visto tutto il tempo che ci separa, né tantomeno in quale situazione ci troviamo, ma spero sempre per il meglio. Facciamo prima un piccolo recap di dove mi trovo: sono nella mia stanza, lavoro gratis per Nascecrescerespawna, e sono a circa 7 esami dalla laurea. Karol è in terzo superiore, e Giorgia in primo, Francesco è a Perugia e sta studiando per il secondo anno all'accademia del fumetto, Giorgio sta scrivendo la tesi e Lorenzo dovrebbe laurearsi da qui ad un anno, come il sottoscritto. Con Simona meglio di prima, ho cercato di essere più presente e più regolare nella sua vita, piuttosto che essere un piccolo fantasmino. Questo dovrebbe essere finalmente il Settembre in cui parto in Giappone. Oggi ho ricevuto la lettera che ho mandato 3 anni fa, il 19 maggio del 2020. Non sembra essere cambiato molto. A quanto pare ho ancora il terrore di deludere chi voglio con tutte le mie forze nella vita, ma mi sono difeso: sarei potuto essere in uno spot peggiore a livello di università, anche se sono ancora troppo incostante. Sono stanco di vivere questa vita, un po' trascinato dagli eventi, ma non saprei esattamente da dove cominciare a piantare i paletti per costruire qualcosa. L'informatica mi fa ribrezzo ed al momento l'unica cosa che davvero mi interessa è il web design. Continuo ad essere demotivato e a non trovare ragione nel continuare il percorso che ho dovuto scegliere, se non il fatto di esserne ormai in trappola, troppo alla fine per poter mollare tutto e ricominciare da capo. Nella mia scorsa lettera ci faccio l'augurio di essere carichi, pronti, e di avere la soluzione a tutti i problemi del momento. La verità è che non ho nemmeno la soluzione a che cosa devo mangiare per colazione. Ho chiesto a papà e mamma, in maniera non troppo esplicita, di vedere uno psicologo, ma ho il terrore di fargli spendere più soldi di quanto vorrei. E' buffo, ma ho il terrore di metterti pressione da qui, da tre anni fa, ancora di più di quanta ne avessi 3 anni fa, al momento in cui scrivo. Non voglio fare nessuno augurio, non hanno fatto particolarmente bene a nessuno di noi due. Spero solo tu stia meglio, che abbia trovato la strada giusta, anche deludendo qualcuno nel percorso ed avendo il coraggio e la motivazione di perseguirla, anche se ne dubito, conoscendoci. Ma la speranza è l'ultima a morire. Spero che, il giorno in cui riceverai questa lettera, tutto ciò ti sembri solo uno stupido catastrofista e che non sia la realtà in cui sono sotto un ponte. Vorrei sapere così tanto oggi, come sono, se ho ancora i capelli oppure è comparsa la chirica alla Frusciante, se le persona con cui e per cui vivo sono ancora presenti intorno a me, o ci sono stati ruzzoloni negli anni. Non so bene come finire una lettera del genere, sopratutto conoscendo l'incertezza che ci contraddistingue. Voglio solo ricordarmi, e magari può servirmi, che se ci guardiamo indietro, a tutte le cose dette, fatte e successo, dopotutto siamo ancora noi. Che tutto può cambiare, e cambierà, e non c'è modo di fermarlo. Ma tu, qualunque cosa succeda, sei sempre tu. Sei sempre quello che bestemmia al boss finale della True Millenium Tower, sei sempre quello che per salutare i genitori fa versi strani e rotola sul divano, sei sempre quello che non ha mai avuto voglia di cambiare. Stammi bene amico mio, riguardati, anche se detto allo specchio può non fare lo stesso effetto.
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