A letter from Jan 15, 2023

Time Travelled — almost 3 years

Peaceful right?

Dear FutureMe, sarà che sono in preciclo e quindi molto sensibile ma questa volta sento il bisogno di far permanere nel tempo la significanza di quello che ha scatenato le mie lacrime. Mentre cenavo con dei cereali un po' stanti e la crostata alla marmellata di nonna Rita, papà si è messo a cucire il suo giaccone, prenderne in necessario dalla scatola di nonna Grazia. Come suo solito quando vede qualcosa che non gli aggrada, la rimette a nuovo a modo suo. Tra i vari gomitoli di filo e rollini ne trova uno fatto superficialmente. Secondo lui, fatto da nonno Geremia, come tanti altri ne aveva fatti per nonna. Dopo averne sistemato un altro, decide con mio grande disappunto di sistemare anche questo tuffo nel passato trovato casualmente in una scatola di biscotti adibita a storage per fili e aghi. Quando il filo è riarrotolato con successo ciò che rimane è un pezzo di gomma nera asimmetrico e frastagliato, sporco di colla. Dopo qualche istante di esitazione, un lampo di riconoscimento. "Ho capito che cos'è, nonno Geremia faceva anche il calzolaio". Era un pezzo di suola. È un pezzo di suola. Perché dopo averlo buttato provocando così le mie inaspettate lacrime, mentre stavo sul letto cercando di asciugarmele, papà me lo riporta dicendo di tenerlo come un amuleto. Questo non aiuta le mie lacrime che continuano inesorabili. Poi ritorna con il trapano che ha usato per riarrotolare i fili e mi insegna come scegliere il giusto inserto per non spanare la vite "per sdrammatizzare, proprio come faceva lui", inutile dire che mentre scrivo tutto sto papiro, sto ancora inesorabilmente piangendo. L'occhio mi cade sui profumi di zia Emilia (ne ho registrato la voce in un audio sul mio gruppo whatsapp personale Hdnd, pochi giorni fa), e il malessere esistenziale si amplifica. Voglio ricordare queste lacrime e questi sentimenti perché sono gli unici momenti in cui abbiamo la certezza di essere umani, qualcosa di più della carne. Queste lacrime mi legano a chi non c'è più e come il matassino di fili mi ancorano alla realtà. Non riesco a non pensare a come questo, secondo me, sia quanto di più vicino abbiamo ai viaggi nel tempo. Permangono solo le cose che facciamo, per questo l'essere umano crea. Per questo io sto scrivendo. Nel caso non dovessi più sentire nulla voglio ricordarmi del mio mento che trema, del mio naso che gocciola, delle lacrime che si affollano e mi offuscato la vista; delle guance bagnate che man mano che si asciugano iniziano a tirare un po' e del nodo alla gola che non ti permette di parlare, ridere, respirare ma con insistenza si impone su tutto il resto come protagonista del tuo dolore. In fondo, è un sollievo.

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