A letter from Sep 24th, 2021

Time Travelled — almost 5 years

Peaceful right?

Ciao Natale, Questo è un periodo difficile per te, finalmente hai trovato la ragazza che fa per te e sei continuamente preoccupato di portare avanti una famiglia un lavoro, di essere all altezza di tutti e di tutto ma non è facile. Stai crescendo, stai migliorando, a tratti ti consideri egoista, uno svogliato. Hai appena lasciato il lavoro, quel lavoro che ti piaceva tanto e allo stesso tempo no. Devi combattere contro i giudizi delle persone adesso piú che mai, e te ne sei reso conto in un momento cosí delicato, cosí confuso. Mi sento cosí debole e incapace di andare avanti. Nonostante poi quando esci di qua vorrei spaccare il mondo, ma purtroppo le famose skills che hai da aggiungere giorno per giorno sul tuo curriculum non sono mai abbastanza sufficienti. Hai capito ad un età troppo tardi che certe cose non fanno per te, ti sei innamorato e invaghito di una vita effimera, che insomma tutto sommato ti dava la voglia e la volontá di andare avanti anche se a forza. Troppo irrascibile, troppo nervoso, abituato a lasciar perdere le persone, anche se quelle persone ti vogliono bene, purtroppo sei abituato cosí e se non ho lasciato perdere 1 persona, quella persona è perchè quella persona mi ha mostrato tutto l'amore e la pazienza di aiutarmi, andare avanti, cercare di essere una persona migliore invece di giudicarmi e basta. Purtroppo sono cosí mi offendo facilmente, lei invece riesce ad ottenere dalle persone non quello che vuole, questo sarebbe egoistico, ma riesce a fargli capire dove hanno sbagliato. Ho fatto tante cose consapevole del fatto che fossero fatte bene, invece no non era cosí. Sará che mia madre mi ha sempre visto fragile e indifeso e magari mi ha sgridato poco o che non ha mai visto come io interagiscono con altri. Questo è quello che ho imparato fin ora, lo avessi fatto prima ma purtroppo tante cose non mi erano concesse e io rimanevo sempre quello escluso, quello diverso, quello strano, quello che non voleva socializzare anche se poi voleva, ma tanti no. NO. E ho imparato a dire NO anche io. Cosí tanti si allontanavano da me o li allontanavo. Insomma avevo trovato un equilibrio a quanto pare in questi ultimi 2/3 anni che è stato messo altamente in discussione ed è come se la mia vita da questo punto preciso all'indietro sia tutta sbagliata. Mi sento sbagliato sempre sbagliato tutto sbagliato tutto da cancellare tutto da rifare se tornassi indietro rifarei tante cose diversamente a partire dai corsi di scienza di quella professoressa che mi voleva tanto bene e che io egoista come ero ho accantonato, perchè secondo me era la cosa migliore da fare. Scusami prof ero piccolo e presuntuoso, l'ho sempre pensato adesso piú di prima. Chissá Agostino che fine avrà fatto, povero ragazzo, nessuno lo voleva vicino, queste erano le ingiustizie delle persone, io non volevo fare il prete che voleva santificare le sue idee, anzi ero sempre curioso, aveva sempre qualcosa di stupido da insegnarmi, ed io ero anch'io stupido che non seguivo la lezione per pensare alle sue cavolate. Faceva tanti di quei disegni sul banco con quei sticker man era belli, raccontavano qualcosa. Di solito erano sempre scene di guerra, magari rifletteva la sua guerra interiore, lottava sempre tra l'essere appariscente in ogni piccola cosa come l assaggio di una cavalletta gournment e i suoi fantastici temi di italiano a scuola. Era uno dei pochi che in italiano insieme ad altri mantenevano sempre una buona media nei temi a sviluppo personale partendo da un tema. I ragazzi a scuola erano sempre piú interessanti di me, magari erano sempre piú attivi di me, avevano sempre qualcosa in piú da raccontare, io ero solo quello che faceva le firme false per le giustifiche agli altri, poi in quei giorni o facevo ripetizioni di latino insieme alla mia professoressa oppure mi chiudevo a riccio sul banco. A scarabocchiare e fantasticare. Poi ci fu quel periodo che ricordo bene, era il quarto anno, mi sentivo perso, la scuola stava finendo stava arrivando l'ultimo anno ed io giá sapevo che stavo facendo una brutta fine, che mi sarei perso. A peggiorare la situazione era quegli stupidi pensieri che mi mettevo in testa e che confessavo solo ad Agostino, lui poverino magari sentiva che la cosa era piú grande di lui, e a parte rincuorarmi e spendere qualche vaga parola non sapeva cosa fare. Era difficile per me era tutto difficile non ce la facevo piú. In estate quella fu l'estate che piú mi caratterizzó, si potrebbe dire che ero quasi bullizzato da quella merda acida, io da solo a combattere immezzo a tante persone una battaglia continua tutti volevano qualcosa da me ed io volevo fare il mio lavoro, ma le persone erano troppe, tante e per di piú ad abbattermi ancora di piú il morale erano tutti quei rimproveri a vuoto e la colpa era sempre mia. Poi la sala si svuotava e restavo io e i tavoli da pulire e quella immensa desolazione di aver fatto qualcosa di sbagliato, di aver sbagliato ancora e ancora! Pur ripromettendomi il giorno dopo di andare a lavoro ed essere piú serio, piú concentrato, piú motivato ma la folla si accalcava sempre di piú ed io rimanevo sempre solo in mezzo alla sala. L'estate passa tra notti insonni e pianti, quante notti ho pianto, quante e poi tornavo al lavoro come se nulla fosse a volte con il sorriso a volte con il sorriso e le lacrime, visto che mi era stato insegnato di non piangere, di lasciare i problemi a casa quando andavo a lavoro. E passó un altra estate, poi arrivo quella dei mal di pancia, si l estate dell ansia e dei mal di pancia,l'universitá sembrava il mio nuovo mondo, una nuova terra promessa dove trovare una nuova via, tutti erano contenti che ci sarei andato ancora prima di sapere se avessi passato il test o meno, tutti contenti anche quando non ero entrato alla facoltá che volevo io, e dovevo arrangiarmi accontentermi. Nulla di piú fallimentare, nulla di piú schifoso. Le parole dei professori non erano incoraggianti e cosí fu quello ad abbattermi ancora di piú e andare alla deriva. Purtroppo avevo un porto sicuro e fu lí che ritornai. Forse fu quello il problema. Avevo pensato una volta di chiamare questa odierna, la societá dell errore, magari scriverci anche un titolo in francese, visto che un mio amico mi aveva trasmesso la passione per il francese tanto che ascoltavo anche le canzoni in quella perchè in questa societá chi sbaglia sembra non avere redenzione, non è come la fede cristiana o come un gioco. Il game over che ti fa ricominciare tutto da capo, non è cosí che funziona, gli sbagli te li porti dietro, te li trascini. La vita funziona cosí, spero di poterlo insegnare a qualcuno, magari sará piú fortunato di me. Non voglio essere la persona piú ricca di questo mondo, ne essere perfetto, vorrei solo un esistenza pacifica, tranquilla. Mi sembra di essere preso da qualcosa di cui non riesco a liberarmene, ne ho parlato proprio ieri con lei. Devo stare sereno, tranquillo, rilassato. Mi ha aiutato tanto ieri fare una passeggiata a piedi, non la facevo che forse erano anni è stato bello, ho girato tutto il paese mi sono fermato su una panchina, ho camminato un altro pó mi sono fermato su un muretto. Mi sentivo meno sconsolato. Sarà questo? Che ormai siamo abituati alle macchine, alle corse, ai traguardi. Vediamo gli altri correre piú velocemente di noi e vorremmo arrivare lí dove sono arrivati gli altri e questa incapacitá prima ci coglie di sprovviata, ci ammala, diventiamo cattivi gelosi e poi ci uccide. È questo che ci fa stare male. Ho sempre cercato di essere poco geloso. Non sono geloso forse un poco si ma quello che basta a me è poco. Ricordo le notti d estate degli anni precedenti, quando prendevi il materasso e lo salivo su, una pizza e una coca e mi bastava stare al fresco lí e nient'altro. Adesso tutte queste sicurezze sono vacillate. Vorrei solo ritrovare quell'equilibrio di una volta. Fermare brutti pensieri. Stare bene.

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