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Ciao Claudia,
già lo so che questa mail ti imbarazzerà tantissimo, come imbarazza me, ora, rileggere le cose che scrivevo qualche anno fa, quando avevo la fissa di tenere un diario per scrivere di più e ricordarmi dei momenti più mondani della mia vita. A quanto pare, la nostra vita è sempre stata un po' patetica, nel senso piena di pathos, con le nostre emozioni esagerate, imbottigliate e lasciate a macerare tra le pagine a righe di innumerevoli agendine iniziate e mai finite.
Ogni emozione che proviamo ci travolge e ci sembra insormontabile; poi le rileggiamo su carta e ci sembrano estranee, smoderate, melodrammatiche. Sono qui comunque, però, a scrivere una lettera a te, che sei me tra cinque anni, nella speranza che anche tu troverai questa lettera piccola, insignificante, banale.
È il 2021, fine giugno.
Il mondo sta affrontando una pandemia, ma è estate e la gente vuole dimenticare le misure di sicurezza, vuole dimenticare i lockdown, il senso di impotenza, la trappola di quattro mura, la solitudine degli schermi, il rantolo di chi cerca ancora un ultimo respiro. E, alla fine, mercoledì farai la prima dose di vaccino, e anche tu un po' vuoi dimenticare le conseguenze che questa pandemia ha avuto sulla tua vita, sulla tua testa, che è un altro tipo di trappola, di solitudine, di rantolo.
E forse, tra cinque anni, neanche tu ricorderai più cosa succede, cosa sto vivendo e hai vissuto, e sarà tutto un ricostruire avvenimenti tra un vuoto e l'altro. Tra una te e un'altra.
Tra tre giorni finisce il tuo mandato da Presidente. È una sorpresa tutta questa malinconia? ESN è stato il primo posto in cui hai trovato degli amici, quando pensavi di non essere capace di fartene. E forse ci hai messo di più di quanto pensassi, forse quelli non erano davvero tuoi amici, ma hai cambiato le cose, non è vero?
Hai deciso che volevi fare la crocerossina, e prenderti qualche lode per esserti sacrificata per la causa. Per esserti fatta avanti per persone che ti avevano trattato male.
Hai trovato invece una famiglia. No, hai creato una famiglia. Hai rimboccato le maniche e hai fatto del tuo meglio per purgarti di tutti i veleni con cui ti avevano imboccato, rigurgitandoli in piccole attenzioni, piccoli gesti delicati. Ti ha accolto un gruppo affamato di esperienze. Per un anno e mezzo, hanno bevuto le tue parole, i tuoi consigli, come acqua fresca di sorgente. Per un anno e mezzo. Ne sembrano dieci.
Ma lo sapevi già, lo sapevamo già: questo è il tuo limite. Non c'è più nulla che puoi fare per loro, ed è arrivato il momento di camminare con le proprie gambe, perché quei primi passi incerti sono i più fondamentali, e non possono permettersi di appoggiarsi a te ancora a lungo. È comunque dolce-amaro.
Hai trovato qualcuno che colmi questo vuoto che si sta formando? Hai trovato più qualcuno che sappia guardarti come se fossi l'unica al mondo capace di risolvere una situazione, di mediare un conflitto? Hai più trovato qualcuno che lasci in stallo le proprie decisioni, per concederti l'ultima parola? Qualcuno che si fidi delle tue capacità così ciecamente da ignorare i tuoi mostri, le tue lotte, le tue debolezze?
Hai mai più provato quel dubbio, in quelle brevi ore prima dell'alba, di non essere abbastanza, di essere una frode, di essere un'affamata di controllo, una manipolatrice? Di aver convinto quindici persone a pendere dalle tue labbra, senza aver le competenze giuste per assicurarti di fare nient'altro che il meglio, per loro? Di averle ingannate con l'ennesima maschera. Hai più provato quel dubbio, nell'istante preciso in cui finalmente chiudi gli occhi, di non essere veramente tu il destinatario di tutto questo amore, questa stima, questa dedizione? Penso di conoscere la risposta.
Oggi, però, ho accettato gli abbracci. Ho accettato le lacrime, e il rammarico, l'amaro degli addii. Guarderemo questa esperienza concludersi, perché è giunto il momento. Prometteremo che non è questa la fine, che non serve ESN per rimanere in contatto, che siamo una famiglia e non abbiamo bisogno di un libro soci per sentirci vicini. Ma già la conosciamo questa storia, già l'abbiamo vissuta. E va bene così. È stato uno squarcio, un respiro a pieni polmoni, prima di tornare sott'acqua, prima di ricominciare la ricerca di un'altra bolla di ossigeno. Magari un giorno avvisteremo terra.
Magari l'hai già avvistata e raggiunta, tu che sei me tra cinque anni.
Magari vivi già la vita dietro alla quale annaspo, senza fiato. Magari leggerai questa lettera pensando che siamo piccole, insignificanti, banali. Un sorriso di tenerezza sulle labbra. Una smorfia di imbarazzo in viso.
Ti prego, prova tenerezza e imbarazzo per me, per te. Fai che questa lettera ti ricordi quanto eri insulsa, insicura, innocente.
Poi chiudi tutto e dimenticala, perché la nostra vita è ormai troppo diversa, troppo serena, perché queste parole ci facciano effetto.
Ti voglio bene,
Claudia
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